Mese: luglio 2017

Le emozioni nei bambini

I cambiamenti  evolutivi nel modo di provare le emozioni

I bambini nel loro processo di evoluzione sono continuamente soggetti a cambiamenti e modifiche nel loro “sentirsi” nel mondo. Capita a molti di loro di non riuscire a dare nome a quelle sensazioni che provano o pervadono addirittura a volte il loro mondo interno.

Questo dà inizio alle disregolazioni delle emozioni che possono sconvolgere e creare malessere in ogni ambito della loro vita: a casa, a scuola, nelle relazioni con gli amici.

Nella psicologia infantile mancanza di consapevolezza delle emozioni e di autoregolazione delle stesse rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza di problematiche psicologiche e sociali nell’adolescenza e nell’età adulta legate ad ansia, rabbia o tono dell’umore depresso.

 

Lo sviluppo di una competenza emotiva

Il termine competenza emotiva significa essere autoefficaci, cioè capaci ed abili nel raggiungere un risultato desiderato, nel riconoscere e risolvere un problema, così da ricavare maggiori capacità di differenziarsi, di adattarsi, di comunicare e di avere fiducia in se stessi.

Tutto questo è possibile attraverso la comprensione e l’allenamento all’espressione della vasta gamma delle emozioni che esistono e che fanno parte dell’esperienza dei bambini, con l’obiettivo di riconoscere e poi dirigere in maniera più funzionale le sensazioni del cuore.

Nell’ottica della psicologia infantile, ma non solo, un buona autoregolazione contribuisce al benessere, al senso di autoefficacia e fiducia e ad un senso di coinvolgimento con gli altri.

Il centro APPE, specializzato nei trattamenti dell’età evolutiva, offre un supporto ai bambini ed alle famiglie nella valutazione, gestione e trattamento dei disturbi di disregolazione delle emozioni, percorsi di alfabetizzazione e competenza emotiva, volti al benessere del bambino ed al potenziamento delle abilità personali e sociali.

Per chi fosse interessato, è possibile contattare il centro APPE di Psicologia Evolutiva di Saronno per ottenere ulteriori informazioni via e-mail o telefonicamente. Visita la pagina contatti. 

Metodo Feuerstein

Il Metodo Feuerstein, ideato dallo psicologo e pedagogista israeliano Reuven Feuerstein, ha come fine il potenziamento delle abilità cognitive dell’allievo, tramite la riattivazione delle sue risorse interne. Il focus di questo metodo non sono i contenuti delle specifiche materie (italiano, matematica, inglese …..) ma il susseguirsi dei processi mentali impiegati nell’apprendimento, che se adeguati ed efficaci possono rendere faci ed efficace lo studio all’allievo. Questo Metodo è particolarmente efficace per chi ha difficoltà nell’apprendimento e carenze nello sviluppo cognitivo. Il suo scopo è l’insegnare agli studenti modalità di pensiero per fare i compiti e studiare in modo sereno, autonomo ed efficace.

 

Metodo Feuerstein: imparare a imparare

 

Questo Metodo si concentra sul come si utilizza la nostra mente, non sul contenuto della cosa appresa. L’attenzione è rivolta all’acquisizione di un efficace metodo di studio che diventa un modo di pensare più generale, tale da essere utilizzato in tutti gli ambiti della vita, non solo a scuola

 

Due sono i suoi principi fondamentali:

  • l’intelligenza è mutabile e migliorabile in qualsiasi circostanza, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione fisica o psicologica;
  • ciascuno di noi è in grado di evolversi, traendo vantaggio dalle opportunità offerte dall’ambiente circostante purché gli stimoli esterni siano filtrati da un soggetto (genitore, insegnante, educatore,…) capace di svolgere il ruolo del mediatore.

 

Metodo Feuerstein: il mediatore

 

Per Reuven Feuerstein l’allievo sviluppa ed accresce la propria intelligenza tramite il susseguirsi delle interazioni e degli scambi positivi con i genitori, con gli insegnanti e con tutte le persone coinvolte nella sua istruzione e nella sua educazione.

 

Il metodo Feuerstein, tramite la figura del mediatore, aiuta lo studente a rendersi consapevole del modo in cui apprende ed a identificare gli aspetti non efficaci del suo metodo di studio: “..che  ragionamenti ho fatto per risolvere questo esercizio di geometria? (…) Perché nell’interrogazione di scienze ad un certo punto non ricordavo più niente?..”.

 

Lo strutturarsi di abitudini cognitive efficaci sviluppa e stimola l’intelligenza dello studente e lo rende più capace e sereno ad affrontare le sfide che incontrerà lungo il suo percorso scolastico.

Il ragazzo inizia così ad essere consapevole come pensa e tramite il dialogo col mediatore comincia ad esercitare modalità di pensiero utili, per fare in modo che che i suoi processi mentali siano il più possibile efficaci nello studio

 

Il Programma di Arricchimento Strumentale (PAS) è il nome di questo metodo in azione e consiste in una serie di esercizi carta e matita che non necessitano alcuna conoscenza scolastica.

Lavorare insieme ai genitori ed agli insegnanti è molto importante: un intervento coerente in tutti i suoi ambiti di vita potenzierà, velocizzerà ed aiuterà a generalizzare l’apprendimento delle nuove abilità. A tale scopo nel PAS sono previsti incontri regolari sia con gli insegnanti che con i genitori che serviranno a condividere le strategie efficaci ed a tenere una linea condivisa sulle varie attività.

 

 

Deficit di attenzione: dalla diagnosi all’intervento

 

Per comprendere cosa sia l’ADHD, portiamo un’esemplificazione clinica:

Sin dalla scuola materna, Luca (nome qualsiasi di un bimbo con diagnosi Adhd), sente un bisogno irrefrenabile di muoversi: non riesce a giocare a lungo con lo stesso gioco, cambia in continuazione attività, non riesce ad interagire con i compagni se non con dispetti, liti, non aspetta il proprio turno né per giocare né per parlare, né per andare a mensa… Luca non sopporta di aspettare vuole tutto e subito. Le maestre lo riprendono, a volte anche con grida e punizioni, ma senza ottenere alcun miglioramento: Luca sembra impassibile ad ogni richiamo. Anche a casa, i genitori non riescono a contenere Luca né con regole, né con punizioni. Non sanno cosa fare, pensano sia un problema di maturità, di crescita: forse con l’ingresso a scuola la situazione migliorerà. Ma non è così, anzi. Luca inizia la prima elementare e la situazione si complica: il bambino deve stare seduto a lungo, stare attento e in silenzio, fare i compiti a casa e a scuola. Le maestre iniziano a lamentare le sue difficoltà di attenzione, svogliatezza di fronte ai compiti proposti e un comportamento non adeguato; anche i compagni, che all’inizio ridevano e si divertivano alle battute di Luca, iniziano a non seguirlo più perché non finisce i giochi, non rispetta le regole. Questa situazione si protrae anche alle medie peggiorando sempre più: i voti a scuola sono scarsi e, a volte, insufficienti. Luca rischia di perdere l’anno, si sente inadeguato, solo, non riesce a stare attento, diventa sempre più scontroso ed irritabile”.

 

Il Disturbo da deficit d’attenzione/iperattività (ADHD – Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) è un disturbo molto diffuso in età evolutiva e spesso coinvolge tutti gli ambiti di vita del bambino (casa, scuola e relazioni con i pari).  Le sue manifestazioni più evidenti sono: la difficoltà a regolare l’attenzione e/o la presenza di iperattività e impulsività, a cui spesso si associano scarsa tolleranza alla frustrazione, ansia e bassa autostima.

I sintomi e la diagnosi dell’ADHD

Nello specifico, secondo il manuale diagnostico-statistico DSM-5, è possibile parlare di ADHD quando si presentano alcuni tra i seguenti sintomi.

1.DISATTENZIONE: 6 o più dei seguenti sintomi che persistono da almeno 6 mesi con un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo e che provoca disadattamento.

  1. Spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici, sul lavoro o in altre attività.
  2. Ha spesso difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti o sulle attività di gioco.
  3. Frequentemente non sembra ascoltare quando gli/le si parla direttamente.
  4. Spesso non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici, le incombenze o i doveri sul posto di lavoro.
  5. Ha difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività.
  6. Spesso evita, prova avversione o è riluttante a impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale protratto.
  7. Perde di frequente gli oggetti necessari per i compiti o le attività (es. materiale scolastico, giochi)
  8. Spesso è facilmente distratto da stimoli esterni.
  9. Spesso è sbadato/a nelle attività quotidiane.
  10. IPERATTIVITà e IMPULSIVITà: 6 o più dei seguenti sintomi che persistono da almeno 6 mesi con un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo e che provoca disadattamento.

      Iperattività

  1. Spesso agita o batte mani e piedi o si dimena sulla sedia.
  2. Frequentemente lascia il proprio posto in situazioni in cui dovrebbe restare seduto (es. in classe).
  3. Spesso scorrazza e salta in situazioni in cui farlo risulta inappropriato.
  4. È spesso incapace di giocare o svolgere attività ricreative tranquillamente.
  5. Spesso agisce come se fosse “azionato/a da un motorino”.
  6. Parla troppo.

Impulsività

  1. Spesso “spara” una risposta prima che la domanda sia stata terminata.
  2. Ha spesso difficoltà nell’attendere il proprio turno.
  3. Frequentemente interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti.

I sintomi di disattenzione e/o di iperattività-impulsività sono presenti prima dei 12 anni e si manifestano in almeno due contesti differenti (es. a casa e a scuola/al lavoro); la sintomatologia sia essa più tendente al disattento o all’iperattivo-impulsivo interferisce in modo significativo nelle relazioni con i pari, con la famiglia e gli insegnanti.

La diagnosi di ADHD avviene presso il CENTRO APPE di Saronno attraverso un percorso clinico-testale che coinvolge direttamente il bambino e indirettamente genitori ed insegnanti attraverso la somministrazione di questionari clinico-osservativi.

L’intervento per l’ADHD

Cosa accade dopo la diagnosi?

Ogni intervento per un bambino con diagnosi di ADHD deve essere “cucito su misura”, sia per il bambino, sia per la famiglia, sia per la scuola.

Occorre pianificare il trattamento sulla base delle caratteristiche peculiari del bambino, della sua storia personale e familiare, delle sue difficoltà specifiche e delle sue risorse cognitive.

 

Il trattamento per l’ADHD messo in atto presso CENTRO APPE di Saronno è per questi motivi di tipo multimodale, cioè un intervento che coinvolge tutti i contesti di vita del bambino (sia i genitori, sia gli insegnanti) sia il bambino stesso. È fondamentale un lavoro di rete attraverso una costante collaborazione tra scuola, casa e il professionista. Gli interventi sono pertanto:

 

  1. PARENT TRAINING: si tratta di un intervento psico-educativo rivolto ai genitori con l’obiettivo sia di sostenerli nel difficile percorso educativo di un bambino con ADHD, sia di insegnare loro strategie educative più efficaci (es. tecnica del rinforzo).

 

  1. TEACHER TRAINING: intervento psico-educativo rivolto agli insegnanti ed eventuali figure educative. Si prevedono incontri regolari durante tutto l’anno scolastico con lo scopo, in primo luogo, di chiarire le caratteristiche del disturbo e, in secondo luogo, di spiegare e aiutare a mettere in atto alcune strategie comportamentali che favoriscano gli apprendimenti e le relazioni con i pari.

 

  1. CHILD TRAINING: l’approccio utilizzato con il bambino è di tipo cognitivo-comportamentale e mira, in primo luogo, a sviluppare una maggiore consapevolezza nel bambino rispetto alle proprie difficoltà e ad acquisire una maggiore autoregolazione con l’obiettivo di ridurre la disattenzione e/o l’impulsività. Spesso è necessario pianificare anche un intervento metacognitivo focalizzato sulle abilità di comprensione del testo e problem solving.

Si sottolinea inoltre l’importanza di un lavoro centrato sulle difficoltà relazionali ed emotive dei bambini con ADHD.

 

Per chi fosse interessato, è possibile contattare il centro APPE di Saronno

 

Tramite e-mail ————–

o chiamandoci al numero 388 770 6460 (nota bene: il prefisso è 388)

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